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Bambini e buone maniere
I genitori devono trasmettere ai figli i principi del rispetto degli altri e delle buone maniere
“Dì grazie, saluta la signora”… non appena compiono due anni siamo subito lì, a tempestarli di richieste di “buona educazione” e pseudo galateo. Ma ha senso farlo fin da piccoli?
Gli esperti dicono di sì, e prima si comincia meglio è: “L’educazione è un processo lungo che dà i suoi frutti solo con il tempo, e soprattutto se, alle parole, i genitori fanno seguire sempre il loro buon esempio”- spiega Paola Scalari, psicologa dell’età evolutiva a Venezia e autrice di diversi libri sull’educazione dei piccoli- “ma all’inizio non bisogna pretendere troppo, più di quanto il bambino possa fare per la sua età: tra i 2 e i 5 anni bastano poche regole ma chiare, da far però rispettare sempre con tanta pazienza, tornando, senza assillare, più volte sullo stesso concetto: così, giorno dopo giorno, il piccolo fa suoi i nostri messaggi e quando meno ce lo aspettiamo… eccolo finalmente mettere in pratica quello che gli abbiamo insegnato!”.
A cena è un piccolo Attila? Il primo passo verso una “tregua” e un po’ di “bon ton” è non accendere la televisione. Il momento dei pasti deve essere un’occasione per ritrovarsi serenamente in famiglia, cosa che non si può fare lottando tra un tg e i cartoni animati.
• Circondato da un ambiente tranquillo, tra i due e tre anni il bimbo può fare grandi cose, come mangiare con le posate, non sporcarsi quasi più e stare correttamente a tavola. Non si può però pretendere che faccia tutto contemporaneamente e all’improvviso.
• Stabilite delle priorità: cos’è più importante, che mangi tutto o che stia seduto fino alla fine? “Avanzata la richiesta, date poi il buon esempio: se gli chiedete di non alzarsi, non fatelo neanche voi, premurandovi di portare a tavola in anticipo tutto il necessario”, spiega la psicologa Paola Scalari.



