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Iniziative

Mamma Imperfetta, attenti al bomber 18!

Segui le avventure di mamma Lia con Emma, Gioconda, Iris e il piccolo Orlando!

Mamma Imperfetta, attenti al bomber 18!
Attenti al bomber 18!
Ancora non sa dire “palla”, ma solo “pai”. Però “gol” lo sa dire benissimo. Anzi, lo ulula, quando infila la “pai” in porta – di solito quella della cucina. Se ci fosse una nazionale under-18 mesi, Orlando sarebbe già in azzurro, in qualunque ruolo in cui si debba correre dietro al pallone come un matto. Per ora, a correre come matti dietro a Orlando siamo noi genitori, che quest’estate, in spiaggia, dovevamo tallonarlo ovunque a mo’ di arbitri, per sanzionare eventuali falli sui bagnanti e interventi a gamba tesa su altri bambini. Inutile cercare di distrarlo con secchielli, palette e stampini: per lui c’era solo la “pai”, o, se fingevamo di dimenticarla a casa, quella di qualcun altro. Nelle rare pause, io e Roberto ci guardavamo in faccia con reciproco sospetto. Io sono la classica donnetta che si accorge dell’esistenza del calcio solo durante i Mondiali, e si interessa unicamente ai giocatori bellocci. Mio marito, invece, lo detesta proprio, non tanto in quanto sport, ma come allucinogeno legalizzato rivolto alla popolazione maschile, e sostiene di averlo sempre snobbato fin dalla nascita. Se rifiutiamo la teoria corrente secondo cui il bimbo italiano medio ha il calcio nel sangue, dove viene fuori questo figlio fanatico del pallone? Chi di noi due mente all’altro, e, in segreto, fa vedere a Orlando le partite sul satellite? Chi di noi ha nascosto all’altro parenti pallonari, magari in qualche ramo collaterale? A dire il vero, non c’è nemmeno bisogno di nasconderli: il cuginetto bolognese di Orlando (ramo paterno) è una giovane promessa del pallone. E sua sorella Gioconda, almeno per i primi tre anni delle elementari, ha sempre giocato con i compagni nel campetto della scuola, a dispetto dei boicottaggi, anche se spesso doveva rassegnarsi al ruolo di portiere. Forse il nostro ultimogenito ha riunito tutti i geni calciopositivi della famiglia, e li sta rivelando precocemente, in attesa che nel suo cervellino maturino competenze più raffinate. Chissà, fra pochi mesi la nostra baby-ala tornante calcerà la “pai” definitivamente in tribuna, e chiuderà definitivamente la sua carriera calcistica. Il precedente, in famiglia, è la cavallo-mania della nostra primogenita Emma, che verso i due anni impazziva per qualunque cosa, vivente o no, somigliasse vagamente a un equino, sapeva distinguere fra sauri e morelli e saliva senza paura su cavalcature di ogni tipo. Noi già ci eravamo rassegnati ad avere in casa una futura amazzone, e il nonno, specializzato in passi più lunghi della gamba, si chiedeva dove avremmo potuto alloggiare il pony. Ma la passione bruciante per il cavallo (per fortuna, col senno di poi) si è spenta rapidamente, e la pietra tombale è stata una settimana presso un centro estivo con annesso maneggio, dove sia Emma che il nobile quadrupede hanno capito che fra loro era proprio finita. Vorrà dire che se un giorno vorremo far disamorare nostro figlio del pallone lo iscriveremo a una scuola di calcio, di quelle con l’allenatore pazzoide e i compagni fetenti. Nel frattempo, è Orlando a farci innamorare del calcio, il suo, quello pulito e innocente di un bambino che insegue una “pai” sulla riva del mare.