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Mamma
Due donne nella savana
Monica racconta le difficoltà e le gioie di una mamma che ha scelto di crescere il suo bimbo in Africa
Oggi è giorno di bucato
Divido i vestiti per colore e chiedo al guardiano di riempirmi il lavatoio d’acqua. Mentre lavo rimpiango la lavatrice difettosa e che perdeva sempre della mia casa in Italia. Metto ad asciugare i panni al sole e vedo dona Ana dirigersi verso il fiume con un secchio pieno di vestiti. L’acqua del fiume è sporca e stagnante, ma nonostante ciò sono numerose le donne che ogni giorno la usano per lavare e per fare il bagno ai bambini. Mentre dona Ana insapona e sbatte sulle pietre i vestiti, la penultima figlia, 3 anni, entra in acqua. Tutti sanno che c’è il pericolo dei coccodrilli. Non è così raro che qualcuno venga attaccato. Ma si crede che queste cose capitino solo a causa di feticci e malocchi e quindi nessuno sta attento. I coccodrilli, comunque, non sono l’unico pericolo. C’è il rischio colera che nessuno sembra tener presente. Dona Ana lava i numerosi asciugamani utilizzati come pannolini per il figlio. Anch’io a volte utilizzo quelli lavabili, ma si tratta non di una necessità, ma di una scelta dettata dalla consapevolezza che quelli usa e getta hanno un impatto negativo sull’ambiente. Da noi nessuno passa a ritirare la spazzatura e la quantità di rifiuti che produciamo è sotto i nostri occhi ogni giorno. Dietro a casa, abbiamo un buco nel terreno dove gettiamo l’immondizia. Cerchiamo di riciclare più che possiamo, regalando bottiglie e flaconi di plastica (oggetti di grande valore), ma le cose che gettiamo sono comunque tante. Ogni giorno dobbiamo mandare via il figlio di dona Ana e i suoi amichetti che cercano di “pescare” i sacchetti di immondizia dal buco. Non c’è niente dentro che possa essere utile, ma sono felici anche se trovano un pezzo di pane ammuffito o un vecchio giornale in italiano.
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