quimamme

  • RSS
  • Facebook
  • Twitter

HOME > Mamma > News > Più donne che lavorano uguale più nascite?

Mamma

Più donne che lavorano uguale più nascite?

La sociologa Anna Maria Ponzellini: “Ma la vera svolta sono gli aiuti alle famiglie”

Fonte: Corriere della Sera

“Pari opportunità sul lavoro e migliori politiche di conciliazione uguale aumento della natalità? Certo, ma guai a non fare attenzione”. L’avvertimento viene da Anna Maria Ponzellini, sociologa e ricercatrice della Fondazione Pietro Severo, esperta di lavoro. Attenzione a che cosa? “A dare eccessiva enfasi a questi due fattori. È vero, il meccanismo esiste: c’è una relazione positiva tra il numero di donne che lavorano e di quelle che hanno figli, basta vedere le differenze tra l’Italia e l’Europa del Nord, ma non si può puntare tutto sulle politiche di conciliazione dimenticando quello che serve veramente”. Ovvero? “Le politiche di aiuto alla famiglia”. Insomma, più lavoro significa più benessere e aumento della possibilità di fare figli. Ma il punto non è solo questo: “Non è provata la relazione tra aumento della natalità e occupazione femminile sia così diretta – chiarisce Ponzellini – il vero discrimine non è la partecipazione delle donne al mercato del lavoro ma le politiche di aiuto alla famiglia”.
Una prova? Il caso francese. “La Francia – spiega la sociologa – è un buon esempio per dimostrare la rispondenza tra politiche di aiuto alle famiglie e tasso di natalità. Recentemente ha sperimentato nuove soluzioni in tema di politiche familiari e l’aumento della natalità è stato immediato. E questo nonostante sia un paese dove sopravvivono certi vecchi schemi simili a quelli di Spagna e Italia”. Una vicinanza che permette il raffronto: “L’esempio dei paesi nordici – continua Ponzellini – è sempre stato irraggiungibile, quello francese invece è facilmente confrontabile”. Quello che ha funzionato in Francia potrebbe funzionare anche da noi, ma il solco è profondo visto che, spiega la professoressa, in fatto di sostegno familiare siamo “assolutamente indietro, rispetto a tutti”.
Ma la ricetta francese in che consiste? “Un giusto mix di pubblico e privato. Non dimentichiamoci che i servizi per l’infanzia, per esempio gli asili nido, sono costosissimi e incono pesantemente sulle casse dello Stato. Quindi, piuttosto che offrirne pochi a costi esorbitanti meglio dare alle famiglie i soldi per pagarne uno privato”.
La chiave, secondo Ponzellini, è dare alle coppie la possibilità di scegliere, dunque “più servizi, ma soprattutto trasferimenti monetari e incentivi fiscali che diano la possibilità di acquistare i servizi e detrarli dalle tasse. E congedi parentali sia per l’uomo che per la donna pagati almeno al 50% dello stipendio. Le madri e i padri devono poter scegliere se rinunciare al lavoro per un po’ per occuparsi dei figli o se impiegare i propri soldi per pagare il nido. Allargando le opzioni è facile trovare la soluzione adatta a sé.”. Proposte concrete, come quella (sostenuta da Ponzellini con Marina Piazza e e Anna Soru) di scambiare l’innalzamento dell’età pensionabile con il riconoscimento ai fini previdenziali dei periodi dedicati alla cura familiare.
Risultati? “Per ora pochi. Tanta simpatia ma poche adesioni concrete. Il ministro Brunetta ha proposto un fondo per gli anziani autosufficienti: sacrosanto, ma non è l’obiettivo per cui abbiamo presentato la proposta”. Battaglie mirate, come per le madri lavoratrici.

6 agosto 2009